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 Gianni Bassi, Rossana Zamburlin
Vincere la timidezza
ed. Paoline, Milano 2011, pag. 110, € 11,00
ISBN 978-88-315-4020-9 

 

dalla Prefazione di Claudio Risé

Salviamo gli introversi e diamo ai timidi le chances cui hanno pieno diritto.
Infatti la società postmoderna e globale è (per ora) fortemente estroversa, performativa, e sì ufficialmente individualista, ma tendenzialmente collettiva ed eterodiretta. Ciò significa che la personalità introversa, spesso timida, portata a trovare le soluzioni dentro di sé, e riluttante ad adottare comportamenti e valutazioni solo perché preferiti dai più, si sente oggi come un pesce fuor d'acqua, e rischia di sviluppare disturbi di vario tipo. Tutto ciò rappresenta un problema non solo individuale, ma anche sociale, in quanto le personalità introverse, più numerose di quanto appaia, sono spesso dotate di notevoli profondità di intuizione e visione, e il loro contributo alla vita collettiva è dunque prezioso. Il tipo psicologico dello scienziato e del ricercatore, ad esempio, deve proprio alla sua introversione una parte importante dei suoi risultati.
La prima qualità di questo saggio è dunque proprio quella di rivolgersi proprio a queste persone, timide e spesso introverse, per liberarle dall'attuale condizione di sfavore, e aiutarle a ritrovare autostima ed efficacia nella loro azione e nella loro vita.
Lo scopo è quello, centrale anche nella mia esperienza di formazione junghiana, di valorizzare la dimensione personale sia introversa che estrovera, equilibrandola con lo sviluppo delle qualità della parte contraria.
L'introverso potrà così riconoscere il valore delle sue profonde potenzialità intuitive e meditative, ed insieme sviluppare gli aspetti relazionali e di comunicazione (per lui più difficile).
L'estroverso invece, già provvisto di suo di queste qualità, dovrà approfondire le attività dirette al dialogo interiore.
Importante in questo discorso (controcorrente verso l'estroversione coatta dell'attuale modello culturale), è la valorizzazione che in questo saggio viene fatta della capacità di stare da soli, essenziale per evitare le varie forme di dipendenza da cui originano buona parte dei disagi psicologici del nostro tempo.
In questa visione, l'autostima (qui riccamente e precisamente illustrata seguendo Branden e altri importanti autori internazionali), elemento fondante del benessere personale e della capacità di relazione, corrisponde a ciò che io chiamo "senso di sé", presentato in forme diverse da tutta la psicoanalisi attuale, dal di Jung - Hilmann all'attenzione prestata dal pensiero postfreudiano alle formazioni di "Falsi Sé", prodotti da disturbi narcisistici, demolitori di un'autostima autentica.
Importante mi pare, a questo proposito, l'approfondimento qui svolto su elementi assai ben lavorati dalla psicologia e anche dalla filosofia e spiritualità anglosassone: la consapevolezza, la responsabilità, l'assertività, la direzione (gli obiettivi), l'integrità personale. Tutti aspetti indispensabili all'autostima, e in generale a un rapporto positivo tra io e , ma che a volte vanno perduti nelle ricostruzioni del "teatro familiare" caro alla psicoanalisi classica.
Ciò accade quando lo sguardo al passato non viene equilibrato dall'indispensabile investimento sul presente-futuro di un io visto non solo come risultato danneggiato della storia personale, ma come protagonista della propria trasformazione e del proprio destino.
Per realizzare tutto ciò gli Autori propongono opportunamente un approccio che vede impegnate sinergicamente diverse discipline ed esperienze contemporanee, dalla psicoanalisi alla formazione, alla meditazione e pratica spirituale. Si tratta di strumenti oggi (ma forse in ogni tempo, seppur sotto altri nomi), indispensabili per passare da una posizione di passività e condizionamento da parte di eventi, di propri aspetti deboli, e di altri a un ruolo di guida, di leadership capace di mediare efficacemente tra le diverse componenti presenti nella personalità individuale e sulla scena sociale.
La conoscenza di queste diverse esperienze psicologiche e spirituali, e la libertà nel proporle con spirito aperto e senza rigidità è uno dei principali meriti di queste pagine. Impossibile, infatti, diventare se stessi senza essere davvero liberi e disposti a esplorare a fondo le conoscenze che il mondo e i suoi diversi saperi oggi generosamente ci offrono.

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