Pubblicazioni

Giovanni Bassi
Psicologia del successo
ed. Nuova Prhomos, Città di Castello (PG) 2001, pag. 144, € 18,08 


 

dall'Introduzione di Enrico Arcelli

Alcuni mi danno il merito (ola colpa) di avere inventato la figura del preparatore atletico nel calcio. Questo avveniva all'inizio degli anni Settanta. Di preparatori atletici, per la verità, nel calcio professionistico ce n'erano già stati (pochi, molto pochi); erano chiamati "istruttori ginnico-atletici" e, mi si creda, quasi mai allenavano qualità fisiche davvero utili alla prestazione fornita nel corso della partita.
Voglio però rivendicare un altro merito (o un'altra colpa, a seconda dei punti di vista): quello di avere contribuito ad introdurre nel calcio un tipo di lavoro di équipe nel quale era presente anche lo psicologo. Un primo tentativo lo facemmo nel Varese che allora era in serie B e che, come si suole dire in questi casi, era una fucina di nuove idee. Non si era ancora negli anni Ottanta e l'allenatore era Eugenio Fascetti, all'inizio della sua carriera. Lo psicologo era Gianni Bassi, l'autore di questo libro. Quasi dieci anni dopo ripetemmo un'esperienza al Monza, con la squadra Primavera, vale a dire con giocatori che, come massimo, avevano 19 anni. In questo caso il tecnico era Gian Piero Trainini e lo psicologo era ancora Gianni Bassi. Quasi tutti i giocatori di quella squadra hanno fatto carriera, arrivando al professionismo, alla serie A, alla Nazionale.
Oggi gli allenatori di calcio d'alto livello (è sufficiente ascoltare quello che dicono quando li intervistano) hanno fatto enormi progressi per quello che riguarda le conoscenze di psicologia.
Ma, nella maggior parte dei casi, si tratta di conoscenze ottenute grazie all'impegno personale, per esempio alla lettura, fatta di propria iniziativa, di libri sull'argomento. A parer mio, invece, sarebbe molto importante che ogni società del calcio professionistico capisca quant'è utile la formazione costante dei tecnici, oltre che degli atleti. Oggi nel calcio d'élite prevale il criterio dell'usa e getta. Quando un allenatore perde (o non vince) per alcune partite consecutive, viene cambiato. Se ne prende un altro fra quelli disponibili sul mercato. Altrettanto si fa con i giocatori: se ne cede uno (lo slavo biondo) e se ne prende un altro (il brasiliano nero). Altrettanto si fa la settimana dopo e quella dopo ancora. Non ci si preoccupa di crescere nella maniera migliore i propri tecnici e i propri giocatori. Si prendono i tecnici e i giocatori che già possiedono le caratteristiche che, in base alle idee del momento, sono quelle che servono per quella specifica situazione.
Agendo in questa maniera, ovviamente, le spese sono elevatissime e i risultati sono spesso molto inferiori alle attese. Non porta a cambiare il modo d'agire (talvolta si preferisce sostenere che si è trattato semplicemente di un colpo di fortuna) neppure il successo ottenuto da alcune società italiane o straniere che - lavorando seriamente, spesso crendo una vera e propria "scuola" di tecnici e/o giocatori - arrivano fra le prime nei campionati o nelle coppe con investimenti economici molto inferiori a quelli di squadre che, invece, hanno ottenuto risultati sportivi ben peggiori.
In realtà sarebbe molto vantaggioso (perché, alla fine, costa meno e produce molto di più) costruire, all'interno della società di calcio, un'équipe che si occupa della formazione permanente dei tecnici e dei giocatori. Ovviamente un'équipe di alta qualità.
In essa, altrettanto ovviamente, ci dovrebbe essere uno psicologo di alta qualità, il quale, oltre a favorire la crescita generale dei tecnici e dei giocatori, li aiutasse a capire come si fa ad avere successo. Nel calcio ho conosciuto molte persone che ritengono che "...l'unica cosa che conta è mandare la palla in rete" e che "...il piede buono o ce l'hai o non ce l'hai".
Sono sicuro però che fra gli addetti ai lavori oggi ce n'è sempre meno. E' vero che alcune qualità di base senza dubbio sono molto importanti per eccellere. Ma da quando mi occupo di sport (circa quarant'anni) ho sempre constatato che, a parità di doti di partenza, diventa atleta di livello superiore il giovane che, ogni giorno dell'anno, si migliora, quello che possiede quella molla che lo spinge a continuare a migliorarsi.
Ma anche questa molla, a sua volta, può essere migliorata. Nel primo capitolo di questo libro, all'inizio del paragrafo che si intitola "Le qualità possedute alla nascita e quelle acquisite", del resto, si afferma: "C'è un punto sul quale la psicologia continuamente insiste: il fatto che ogni individuo può mutare, allenare, modificare, alterare, sviluppare o rinvigorire le proprie facoltà mentali e quindi i risultati fisici in un determinato campo".
Alla fine del ventesimo capitolo, invece, si dice questo: "Con la formazione psicologica avvengono miracoli, le persone si trasformano, le capacità latenti e bloccate emergono. Anche le persone apparentemente mediocri possono fare meraviglie con le opportune indicazioni, l'adeguato sostegno, i giusti supporti, scossi così dalla loro banale apatia, impegnati sempre di più grazie a nuove motivazioni e nuovi obiettivi. Nell'ambiente opportuno, la formazione e lo sviluppo costante possono veramente trasformare la situazione per raggiungere risultati migliori".
Mi sembra che queste parole siano molto importatnti per capire quale ruolo possa avere la psicologia nell'aiutare l'atleta a migliorare se stesso fino ad arrivare al successo.
Per questo motivo ritengo che questo libro di Gianni Bassi debba essere letto e studiato non soltanto dagli psicologi che si occupano di sport, non soltanto dagli allenatori, ma anche dai giocatori. 

Cerca

Pubblicazioni

Area Riservata