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Gianni Bassi
Il pensiero positivo nello sport
ed. Libreria dello Sport, Milano 2003, pag. 160, € 14,50


dalla Prefazione di Gian Paolo Montali

VINCERE NON E' TUTTO MA PERDERE E' NULLA
Quando mi è stato chiesto di fare questa prefazione devo ammettere che ho avuto un momento di forte imbarazzo.
Questo perché non leggo mai le introduzioni e le prefazioni ai libri (se lo faccio è solo a lettura ultimata e a firma interessante), in quanto nella maggior parte dei casi sono paginette piene di belle parole e consigli all'uso nonché di citazioni personali che possono anche scoraggiare il lettore all'acquisto o alla lettura.
Vi voglio inoltre confessare che odio i trailer cinematografici e che adoro andare al cinema senza sapere alcunché della storia, del messaggio, ma soprattutto del come andrà a finire.
Inoltre fare una prefazione a un libro presume averlo letto attentamente.
Nonostante le controindicazioni di cui sopra ho deciso di accettare questo invito.
 Sono un allenatore di volley, ma la mia vera occupazione è quella di gestire le risorse umane che di anno in anno una società sportiva mi mette a disposizione.
Faccio questo attraverso la gestione di un metodo, il coaching.
Uno degli obiettivi del coaching è quello di migliorare la performance, ma il punto decisivo è in che modo si riesce ad ottenere tale scopo.
L'obiettivo della competizione sportiva è battere il concorrente di turno, dove il risultato agonistico è l'immediata risposta a strategie, tattiche, organizzazione, metodo, disciplina, lavoro d'équipe, gestione emozionale, approccio psicologico e pensiero positivo.
Nello sport la prestazione individuale è la chiave per il conseguimento di un risultato e quindi la prestazione individuale è fondamentale per ottenere un ottimo gioco di squadra.
Ma il coach che concentra tutti i suoi sforzi nella preparazione della squadra per la partita, la gestisce, la studia, la coordina, decide le strategie tattiche, controlla le coordinate motivazionali, indica la meta, al momento decisivo dello scontro sul campo lui è relegato in panchina e i giocatori sono gli unici esecutori dei piani di gioco studiati e dello stile da applicare.
Ecco quindi la necessità del coach di allenare i propri giocatori a pensare da coach.
Allenare, istruire, addestrare, preparare, motivare, sono le coordinate decisive per l'allestimento di un team vincente.
Nello sport l'allestimento di un team vincente non nasce solo dalla volontà di qualche singolo elemento di talento o dall'ambizione sfrenata di qualche coach di successo. Il raggiungimento dell'obiettivo finale non è altro che la risultanza dell'applicazione sul campo dello stile che un coach, una società decide di applicare. Dove gli unici interpreti dello stile da applicare sono i giocatori, i quali saranno anche gli unici artefici in grado di condizionare il risultato finale.
Un coach deve avere le idee chiare, una filosofia, un metodo di lavoro basato su dati oggettivi e scientifici, deve dare al proprio team o al singolo atleta una partitura precisa ed essere in grado, attraverso una corretta comunicazione, di controllare costantemente la corretta applicazione.
Ecco quindi che il libro del prof. Bassi si inserisce perfettamente come supporto scientifico per tutti coloro che si trovano ad operare nella gestione delle risorse umane impegnate nel mondo dello sport e non.
Soprattutto diventa fondamentale la presa di coscienza e il supporto scientifico per affrontare problematiche sportive che nella maggior parte dei casi vengono affrontate in modo empirico e gestite dalla cosiddetta esperienza dell'educatore più vicino alla figura dello sciamano che a quella dell'allenatore.
Credo che questo testo possa essere urile per tutti quegli addetti ai lavori impegnati in strutture con risorse finite e con l'impossibilità di lavorare in staff di alto livello con competenze specifiche.
Ritengo che la lettura del testo possa essere ancora più importante per chi opera in alcune discipline (vedi calcio) molto riluttanti a farsi supportare da specilaisti della prestazione sportiva, convinti che la forza della mente sia una entità astratta e quindi ingestibile.
C'è una cosa che mi terrorizza ogni volta che prendo un aereo ed è quando mi si aprono davanti le sliding doors degli aereoporti e vedo queste transumenze umane che si spostano da un check-in all'altro, da un aereo all'altro, da una città all'altra, da un continente all'altro.
Ma tutte queste persone quando arrivano a sera dopo aver fatto nuove conoscenze, aver visto luoghi nuovi, fatto esperienze diverse e sconosciute, si domandano oggi cosa ho imparato di nuovo?
Oppure queste persone si trascinano da un luogo all'altro con l'atteggiamento della gita scolastica, con il tipico comportamento alla Charly Brown che dice "Datemi un'altra giornata sulla quale rotolarmi"?
Credo che il modo migliore nell'approcciarvi a leggere questo libro debba essere quello legato al senso dii autoresponsabilizzazione e al termine di ogni capitolo domandarvi: cosa ho imparato di nuovo e come lo posso applicare alla mia tealtà sportiva.
Ricordatevi che ogni maledetta domenica o si vince o si perde e che tutte le energie profuse per ottenere la prima delle due ipotesi è direttamente proporzionale a quanto riuscirete a trasformare il pensiero, la teoria, lo stile in applicazione pratica.
Perché nello sport è vero che vincere non è tutto, ma di sicuro perdere è nulla. 

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