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Giovanni Bassi
Come migliorare il rendimento della squadra
ed. Nuova Prhomos, Città di Castello (PG) 1998, pag. 160, € 15,49 


dalla Prefazione di Eugenio Fascetti

Ho conosciuto Giovanni Bassi più di quindici anni fa: allenavo in serie B il Varese, un gruppo di giovani talenti che esprimevano un calcio brillante, aggressivo, rischioso (quanti plagi negli anni successivi...).
In quel gruppo di giovani speranze c'era un ragazzo dalle doti tecniche ed atletiche eccezionali: non vi faccio il nome, ma sicuramente Baresi e Collovati si ricorderanno di un pomeriggio a Varese di tanto tempo fa quando un folletto imprendibile nascose loro la palla per l'intera gara.
Quel ragazzo ha fatto poi una carriera discreta, ma secondo me ha espresso solo il 20-30% del suo talento.
A Varese tentai di capire e risolvere perché quel ragazzo giocasse una partita da fenomeno e due da brocco, ma soprattutto come mai avesse problemi di integrazione in un gruppo giovane, sereno, allegro.
Dopo i soliti metodi tradizionali, dialogo ed urlacci, tribuna e maglia da titolare, mi affidai alla consulenza di Giovanni Bassi, il cui lavoro mise in evidenza la profonda timidezza e soprattutto la scarsa consapevolezza nei propri mezzi, seppur eccezionali, di quel ragazzo che ne limitavano la capacità di inserirsi nelle dinamiche del gruppo e quindi anche di garantire sempre un rendimento all'altezza delle sue capacità che, ripeto, erano uniche.
L'intervento di Bassi migliorò le cose e l'anno in cui il Varese arrivò 4° in serie B (in verità serebbe arrivato 2° o 3°, ma questa è un'altra storia che magari vi racconterò davanti a un cognacchino al bar...) il ragazzo garantì un rendimento più continuo, vincendo qualche partita da solo, facendo impazzire un pubblico come quello di Varese, noto per il suo scarso attaccamento al calcio.
Quella esperienza mi fece ulteriormente capire come la comprensione degli aspetti psicologici ed emotivi dei giocatori come individui ma soprattutto come componenti di un gruppo sono importanti quanto, se non di più, di quelli tecnici, tattici ed atletici. Anche alla Lazio mi avvalsi del lavoro di uno psicologo e rimasi folgorato di come in pochissimo tempo avesse individuato le caratteristiche strutturali, positive e negative, di alcuni calciatori.
Sono contento che Giovanni Bassi abbia scritto questo libro perché rappresenta un utile strumento per gli allenatori e per tutti coloro che devono gestire un gruppo di lavoro. Lo sport in genere, ed il calcio in particolare, spesso vituperato come mondo superficiale e naif, hanno da tempo svolto e concettualizzato esperienze sul lavoro di gruppo che adesso vengono riapplicate in contesti apparentemente più seriosi, quali quelli aziendali.
Il fatto che Velasco venga invitato a meeting per la formazione di "megamanager" che pendono dalle sue labbra, rappresenta una rivincita del mondo dello sport proprio sul campo della affidabilità e della serietà metodologica nel fare le cose.
E il libro di Bassi conferma proprio questo!
Per non venir meno al mio ruolo di bastian contrario, devo dire che ci sono un paio di punti su cui non sono molto d'accordo con Giovanni, in particolar modo sul fatto che una squadra debba andare in campo sempre con l'obiettivo di vincere: è chiaro che non si va in campo per perdere, ma ritengo che un allenatore debba essere realista e che debba fare le proprie scelte in base agli avversari e alle caratteristiche dei propri giocatori.
I due messaggi che invece più mi sono piaciuti del libro di Giovanni sono:

  • - l'invito al continuo miglioramento, al non adagiarsi sugli allori, al mantenere la mente libera all'innovazione: dispiace a volte vedere giocatori ormai affermati che si allenano pensando di non avere più margini di miglioramento
  • - il concetto di leadership situazionale, della necessità che un leader, pur in una strategia di fondo coerente, sappia assumere atteggiamenti differenti, in funzione delle esigenze del gruppo e del contesto intorno al gruppo.
     

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